Come nasce uno strappo

21 Ago

by massimo kapitani

mail affettuosa di pietro:

oggetto: maledetto testone

ti decidi a accettare l’invito su wordpress per bencotti???? altrimenti col cavolo ti ci fa scrivere

spippolo, sgomito, sbavo, riempio campi, password, confermo e riconfermo. risultato. cazzo ho creato un blog mio.

daccapo e a testa bassa. sono dentro. finalmente posso scrivere.

sto leggendo “tropico del cancro” inchiostro pesante lo definirei. in un capitolo il direttore di una rivista -sbronzo marcio da 5 giorni – offre al nostro eroe e ad un suo amico, la conduzione del giornale durante la sua assenza.

all’amico viene l’idea di buttare fuori tutti i collaboratori e di riempire il giornale con le loro cacate. così da creare un numero buono e poi la rivista è finita.

strappo 65

nottata piena.. niente di che: piatti, bicchieri, quattro chiacchiere al fresco, scordando l’afa del giorno.

risveglio tragico. preferirei prendere una pedata in bocca che svegliarmi stamani. un bel pedatone e a nanna diretto. da ragazzo, quando facevo il muratore, avrei lasciato anche 100 mila lire sul comodino pur di scambiare il cantiere con il letto. ma allora andavo a lavorare senza aver troppo bisogno di soldi. vita diversa, stipendi diversi.

ultima chiamata della sveglia. maglietta, pantaloni e scarpe. non trovo i calzini bassi, i fantasmini per intendersi, cerco di non svegliare la mia compagna, che quando non dorme lavora sodo. e quando non dorme. non lavora. e non mi sopporta cambia di posto a tutto.  non posso andare coi calzini invernali, o fare come una volta che mi sono messo i gambaletti suoi, accorgendomene solo a lavoro quando tirandoli su ho visto dei ricami equivoci.

vado scalzo allo stendino in giardino e mi servo. è tardi. niente colazione al bar, giornale e gambe accavallate. arraffo un budino di riso e sono sul treno.

posto a sedere garantito. scuole chiuse, ferie.

una rottura però: il controllore.

piccolo brivido. avrò preso il portafogli? controllo nella sacca, ed esibisco l’abbonamento, lo metto a posto e mi accorgo che gli ho dato l’abbonamento del mese passato. lui non ha fatto una piega e me l’ha riconsegnato. mattinatuccia anche per lui? forse. dall’aspetto mi pare veramente preo.  cos’è preo? persona stanca, che non ne può più, in una parola impregnata. nel gergo del mio amico foffi preo appunto.

non so chi scegliere fra la faccia del preo di turno e quella del convinto.

l’altra settimana ero in autogrill – per mangiare/bere qualche cosa 22 euro in tre. soluzione esci dall’autostrada e ti cerchi una tavola calda, prezzi modici cucina locale,  magari accettano anche i ticket restaurant-

be’ cmq finito l’ordinazione la cassiera ci ha proposto – convincendoci – di prendere un’altra cosa per aver diritto ad una macedonia gratis.

consumando panini di gomma, acqua minerale e frutta a pezzi non potevamo fare a meno di vedere il caposervizio che in giacca e cravatta si aggirava ispezionando ogni minimo dettaglio. e sentire la cassiera che ad ogni cliente ripeteva nuove proposte. se ci aggiunge questo o quest’altro le viene gratis quell’altro ancora.

finito di mangiare il ragazzino di turno ha voluto gli m & m’s, formato famiglia. allora la cassiera gli ha detto “se ne compra due c’è un pallone in omaggio” e da sotto la cassa ha tirato fuori il pallone. ci siamo schiantati dalle risate, comportandoci da stronzi con chi stava lavorando.

in ascensore, cerco il tesserino nel casino della mia sacca – fra la miriade di tessere magnetiche, coop, esselunga, feltrinelli, videobank ormai scaduto che lo tengo a fare, magari solo un altro po’. ecco il tesserino, lo metto sotto i denti e procedo nella giungla dell’ufficio appena sveglio. mi metto in postazione e ripongo il tesserino, ora però noto il numero di matricola. l’ente di appartenenza. il mio faccino nero dopo una vacanza in mar rosso. quest’ultimo ormai è sbiadito ridotto a passare dalle 2 alle 4 volte al giorno in quella maledetta macchinetta,  solo la banda magnetica è ancora scintillante e giovane pronta a fare il suo dovere per chissà quante volte.

se la prima volta che vai a lavoro pensi all’infinità di volte che dovrai tornarci ti prenderebbe malissimo e magari in molti si dichiarerebbero. non tagliati per i lavoro. e allora dovresti espatriare perché il nostro paese di fonda proprio sul lavoro. poi con il tempo diventi preo o convinto o anche qualcos’altro.

smetto di farmi male in fondo non è sempre così e il mio lavoro mi piace anche. in cima ho fatto tanto per averlo, come studiare, prendere in mano ossa umane e studiare ancora.

Accendo il computer e digito la password: ben cotti. sorrido, magari metto tutto su ben cotti. magari è proprio così che finisce il mio primo strappo. magari pietro s’incazza.

n.b: il 13 luglio di 19 anni fa tornavo dal militare 5/90 per chi ha dimestichezza con la naia

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: