Daccapo – podcast e testo

2 Set

Massimo legge Daccapo. Vita di Massimo in breve – verso la scrittura. Più sotto il testo.

Daccapo

Oggi è sabato pomeriggio ed io non ho niente di meglio da fare che arrotolarmi i pantaloni della tuta sopra il ginocchio e Scrivere.

Non c’è dubbi, le cose migliori le ho fatte in pantaloncini corti. Quella volta da bambino che mi arrampicai sul tetto della parrocchia per salvare il pallone e il pomeriggio, quella volta fra un palo e un altro di una porta di calcio a 5, quella volta in quella stanza d’albergo,  ma lì in pantaloni, lunghi o corti che fossero, proprio non li avevo.

Ma ora basta di dire quella volta. Infatti, quella sera avevamo tutti le maglie nuove dello sponsor, il primato in classifica, il punteggio pieno dopo 8 partite. In altre parole era il nostro campionato. Vincevamo 3 a 2 e mancava poco alla fine. Il pallone sguscia dalla destra, carambola su un difensore e si avvia in porta, sembra goal, è goal,  goal per forza. Io sono sul palo di destra e in controtempo volo sul pallone, il goal non c’è, niente, nisba. L’attaccante avversario grida “nohh ma come ha fatto?”. Che senso ha avere i pantaloncini corti in pieno inverno se sei costretto sempre a piegarti per raccogliere il pallone.

Non c’è continuità nelle cose o forse sì visto che ho ancora i pantaloni corti e arrampico 3 volte a settimana, corro tre, mangio una volta il giorno come i cani e sono 72 kg come a 20 anni.

Con Cristiano siamo diretti nella Marche a fare Boulder, il nostro mondo è tutto quello che vediamo dal cristallo anteriore della sua fantastica monovolume e la roccia a poche centimetri dai nostri occhi. Facciamo blocchi alti 6-7 metri. Quando arrivi in cima a quei bestioni senza corda e alzi gli occhi al cielo urli come un pazzo, la fatica, la paura, il dolore spariscono, senti il cuore che pompa, la gola secca e odore di adrenalina bruciata.

Zip. È la sera del 4 giorno, le cernere dei sacchi a pelo si chiudono contenendo 3 litri di birra, muscoli gonfi, polpastrelli finiti, vestiti logori e un testosterone da bucare una materassa . Ma non ho voglia di bucare nessuna materassa,  il mio pensiero va a 200 chilometri di distanza alla donna che 9 anni fa’ mi ha tolto da un acquario e ora chissà . Quando Cristiano se ne esce con la fatidica frase “non ricordo un fine settima senza arrampicata, sabato andiamo a Sasso devi fare lo spigolo del Calibba, ormai ce l’hai”.    ­

Per quanto mi sforzi non riesco a ricordare, concepire un fine settimana senza arrampicata e ormai sono così vicino a fare quel blocco che non posso più rimandare. La volta scorsa sono caduto sull’ultimo movimento precipitando da 4 metri con il culo all’altezza dell’addome, solo una grande parata di Cristiano mi ha salvato dall’infortunio.

Quel sabato non andiamo a Sasso, la spalla dolorante inizia a farmi troppo male, poi è il collo, poi tutta la schiena. Nessuno che ci capisca un cazzo, medici, fisioterapisti, massaggiatori, stregoni. Quando gli chiedo quando potrò tornare ad arrampicare fanno un faccia infastidita come farebbe un macellaio, vicino di bottega di un lattaio da 20 anni, alla richiesta “mi dà 2 litri di latte”. E così i fine settimana senza arrampicata si accumulano, sembra la fine di Massimo climber, Massimo sport (sportivo da sempre, da quando cioè  era in grado di correre dietro il suo babbo che si allenava) sembra un po’ anche la fine di Massimo.

Ma ora basta  con questa storia, vi racconto come andò il “nostro campionato”. Arrivò anche la decima vittoria e lo sponsor ci portò a cena fuori, vincemmo l’undicesima,  ma perdemmo quella seguente. Qualcosa s’incrinò e il nostro anno fu di qualcun altro. Arrivammo terzi o quarti e non avremmo mai più giocato insieme.

L’anno dopo andai a giocare in un’altra squadra che con mio stupore era ancora più forte della precedente.

Smisi ed iniziai a giocare a hockey

Smisi ed iniziai ad arrampicare

Smisi ed iniziai a Scrivere.

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