Le vicende di Ben Cotti – 2: Boxeurs

2 Set

Tramonto. Uscendo per andare in palestra, incrocia due ragazze con cappellini e magliette Red Bull. Era la prima cosa bevuta a Roma.

Un anno prima. Arrivato d’inverno, che qui quasi non si sente. Ricordava bene le mani nelle tasche dei jeans, che rovistavano. Nella destra pochi spiccioli. Resto del biglietto. Nella sinistra altri spiccioli. Resto e basta. In testa una solo indicazione. Boxe Fedayn  Anagnina chiedi di Ettore.

Era lì al binario che davano le Red Bull gratis. Gola secca – bevuta anche se le ragazze erano brutte. Che schifo di roba. Spunta un modulo di soddisfazione da compilare. Rigurgito  gassoso trattenuto a stento.  Via verso la metro. Biglietteria e fine degli spiccioli tasca sinistra. Si scende ancora. Scala mobile, in fila con i pendolari cisposi e rassegnati. Carne da macello con data di scadenza. Il venerdì. Le ferie. La pensione. L’arrivo del treno, veloce immediato – anche troppo . Ora non si poteva rimandare, rimaneva la tasca destra e la paura. Gli occhi in alto sulle fermate. La sua era l’ultima. Anagnina. A Colosseo una massa di turisti spagnoli satura il vagone. Occhi bovini, vacui e stanchi. Il confronto con i pendolari era pietosamente in parità. A Circo Massimo uscirono seguendo il fazzoletto rosso della guida.

Anagnina. Ben scese, scala mobile, uscita. Fuori era già buio. Desolazione, palazzoni e capannoni. Andando avanti i primi lasciavano sempre più spazio ai secondi. Nessuno in giro a cui chiedere informazioni. Forse aveva sbagliato tutto.

L’insegna di un bar illuminata. Ben entrò

– Scusa la palestra di pugilato?

– Proseguendo la strada, un paio di km più in su, non puoi sbagliarti, è l’unico capannone rimasto in piedi.

– Grazie

Silenzio. Proseguì. Il capannone era prossimo al crollo, una freccia spinse Ben giù per delle scale. Un lungo ingresso, spogliatoi sulla sinistra, freccia a destra per la palestra. Ancora scale.

Entrando. Odore di fatica e sudore, mulinare delle corde,  timbro ritmico della pera, colpi secchi sul sacco e poi il suono dell’orologio che scandisce la fine del round. Ben chiese di Ettore al pugile impegnato al sacco. Gli rispose con un cenno prima di ricominciare a menar cazzotti. Il tizio indicato stava seguendo con un fischietto in bocca un pugile – probabilmente professionista – nelle ripetute al sacco. In questo esercizio i tempi di lavoro e recupero sono di 30 secondi, si va avanti per 10-15 ripetute a seconda del livello del pugile. Nei 30 di lavoro il sacco si prende una serie di colpi impressionante, si bada alla velocità e non alla forza. Il fischio interruppe la serie in corso. Ben si avvicinò.

– Ettore?

Il tizio lo guardò e sputando il fischio rispose.

– Me chiamo Valerio.

– Ma Ettore c’è?

– No.

Rimise il fischio in bocca. Ancora 30 secondi di cazzotti per il pugile. Ancora 30 secondi di dubbi per Ben. Nuovo fischio. Valerio si rivolse al pugile:

– Okkei Leo abbiamo finito, un po’ di specchio, du addominali,  doccia e poi ci pesiamo.

– Bene Valè.

Ben riprese ancora:

– Posso sapere quando lo trovo.

– No lo so, è venuto qua gli ho messo su un paio d’incontri, l’ultimo in autunno e poi è sparito.

– Un telefono un indirizzo?

– Il telefono è sempre staccato, e lui dormiva qui non so altro mi può dare lo stesso il numero del telefono.

Valerio chiamò ad alta voce:

– NANDO, NANDO VIE’ QUA.

Nando arrivò trascinando il corpo per la palestra.

– Che c’è?

– Dai a sto ragazzo il numero di Ettore.

Nando  guardò Ben in faccia e mostrandogli il naso che pendeva sulla destra del viso gli disse il numero abbozzando un sorriso. Per Ben il primo sorriso romano. Poi girandosi verso Valerio:

– Siamo alle solite. Niente acqua calda.

– Ma io lo strozzo a quello stagnaro dimmerda, dugento piotte, la caldaia nuova e siamo alle solite, e ora che facciamo?

– Il pronto intervento?

– A Nando, quelli ce spennano, piuttosto porto tutti a fa’ la doccia  a casa mia.

Ben seguiva in silenzio attivo e pregando e la caldaia fosse una LeBlanche si fece di nuovo avanti.

– Se volete posso provarci io?

I due si guardarono poi fu Valerio a parlare:

– E provaci ma vedi di non fa’ danni.

E poi rivolgendosi a Nando:

– Accompagnalo.

La caldaia era in uno stanzino umido dietro agli spogliatoi. Era la francese LeBlanche, Ben aveva seguito un corso di aggiornamento su quel tipo caldaia – così che quando Nando arrivò con la borsa degli attrezzi, Ben fece solo finta di riparare la caldaia aggeggiando con il pappagallo i realtà con una semplice manovra sul collettore l’acqua calda era già assicurata. Finito la manfrina, si fece passare un accendino e attivando la fiamma pilota disse:

– Acqua calda per tutti.

Nando corse a dare la buona notizia, Ben salì su una scaletta e guardò dalla finestrella, era a pari del marciapiede,  si scorgeva un piazzale interno recintato da una rete alta non più di 2 metri. Ben rimise gli attrezzi nella borsa e chiuse la porta dello stanzino. La finestrella era aperta. Per quel lavoretto Ben non volle soldi ma un mese di palestra gratis. Ottenuto.

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