Le vicende di Ben Cotti – 3: ACAB

10 Set

Fuori. Ben aspettò che tutti se ne fossero andati, Tornò al bar da cui era venuto, comprò un accendino e un pacchetto di m&m’s, poi tornò in direzione della palestra, buttò l’occhio in direzione della strada. Nessuno in vista. Scavalcò la rete ed entrò dalla finestrella, la richiuse, passò nell’ingresso. Gli spogliatoi erano chiusi. Ci avrebbe pensato dopo.

Nell’oscurità passò nella palestra. Gli occhi abituandosi mostrarono – più o meno – quello che Ben aveva visto non più di 2 ore prima. Nonostante la stanchezza si mise a torso nudo ed iniziò a lavorare. Ne aveva bisogno, il soggiorno a Copenaghen fatto di bionde –quasi tutte birre – gli aveva regalato la pancetta alta dei bevitori. Stremato frugò nell’ampio frigo, ghiaccio, qualche sacchetto non meglio identificato, Gatorade. Ne aprì una e la trangugiò di un fiato.

Prese l’asciugamano che pendeva dal chiodo e proseguì. Davanti agli spogliatoi frugò il taschino del Parka, estrasse il mazzetto dei ferri e la pila, si ficcò quest’ultima in bocca  e iniziò a forzare la serratura. Il pavimento era ancora bagnato, sulla destra gli appendi abiti, sulla sinistra gli armadietti. Ben ispezionò i nomi sugli sportelli scritti a pennarello, su di uno notò il nome “Ettore” malamente scancellato, era l’unico privo di lucchetto, lo aprì. Vuoto. Entro nelle docce, trovò una bottiglietta di bagnoschiuma con due dita di prodotto all’interno, si spogliò e aprì la doccia. L’acqua calda ritrovata dopo giorni gli procurò un brivido di piacere.

Ora non rimaneva che prepararsi per l’ennesima lunga notte. Scese di nuovo in palestra, prese un materassino e lo mise in un angolo, tirò fuori dalla tasca un sacchetto di plastica trovato negli spogliatoi, lo riempì con i guantoni che pendevano dalle corde del ring, caricò il cellulare per le otto del mattino e si distese.

Rumori. Rumori di passi lo destarono in piena notte. Ben tese le orecchie, venivano dalle scale. Subito, si alzò prese la busta con i guantoni, la svuotò sul ring, prese per delle scalette opposte a quelle di entrata e andò a nascondersi dietro ad una colonna.

Gli intrusi erano in palestra, qualcuno accese la luce. Una ventina in tutto. Altri arrivavano dalle scale fra loro spiccava un tizio di colore altissimo abbracciato – ma forse sarebbe meglio dire  sorretto – da due tipe burine borgatare, ma niente male. O forse era l’astinenza.

Teste rasate e muscoli tatuati seguivano il terzetto da vicino. Ben si soffermò a lungo su quelle facce. Nessuna sembrava conosciuta.

Un tizio con la faccia cotta dalle lampade e con una vistoso medaglione con su scritto “Jesus” salì sul ring, raccattò un guantone e lo scagliò via dicendo:

– Stasera questi non servono, stasera si fa sul serio. All’angolo rosso con un record di 11 vittorie e 2 omicidi, dalla scozia Mr. Cras Fettez.

Un citone enorme si strappò la maglietta, saltò le corde e si presentò sul ring. La piccola folla lo riempì di buhhh. Jesus fece cenno con le mani che bastava così, e annunciò l’altro:

– Direttamente da Roma Centocelle il maglio de casa nostra con un record di 5 vittorie e un omicidio …

Stavolta fu la camicia ad andare in pezzi e il romano entrò dalle corde abbassate dallo stesso Jesus. Ben osservava divertito e perplesso, non sapendo se questi truzzi di borgata avevano messo su una baracconata stile wrestling dei poveri o una cosa seria.

I pugili erano uno di fronte all’altro. Sguardi truci. Nessun saluto. Seria da far paura.

Era tutto pronto. Boxe.

Stavano uno di fronte all’altro semifermi, nessuno che danzava come una farfalla o altre cazzate.

Lo scozzese caricò a testa bassa, rapido spostamento del corpo del romano e montante sinistro al fianco destro, seguito da un gancio al sopracciglio. I colpi a mani nude hanno un suono diverso. Cupo e serio. Il sangue scorre subito. E la gente impazzisce alla vista del sangue. Lo scozzese era di nuovo in palla però e avanzava incurante del sangue che scorreva. Ora il romano era in un angolo, l’altro scagliò un diretto destro, che s’infranse sui pugni dell’altro – a giudicare dal rumore qualcuno ci aveva rimesso una mano – infatti la mano dello scozzese era aperta, con quella poteva solo parare e male figurarsi menare. Il romano aveva campo libero aspettò ad approfittarsene come per una raffinatezza di crudeltà. Poi lo sorprese con una diretto sinistro alla bocca dello stomaco e a due mani iniziò a tempestargli la testa. Non si può dire che Ben fosse un cherubino ma Cristo Iddio quello era un omicidio in diretta e tutti erano complici cazzo.

Si udirono dei colpi secchi alla porta,. Una voce intimò “Tutti fermi questa è un’operazione di polizia”, si spalancò il portone, preso a calci, si videro gli sbirri antisommossa.

L’ordine rimase inascoltato. I volti eccitati degli occupanti si accesero ancora di più. Formavano due linee compatte e chiamavano gli sbirri allo scontro. Questi dopo un attimo di perplessità si contarono con gli occhi, ubbidirono al comando. La carica partì violenta, il rumore degli anfibi sul terreno e le grida – per Ben un vuoto allo stomaco e il suo cuore iniziò a pompare. Il cuneo entrò ma non sfondò del tutto, tre sbirri erano rimasti dietro la linea e venivano presi a calci e spogliati delle loro armature. Due giacevano in terra svenuti – l’altro non avrebbe resistito un altro minuto.

Le schermaglie finirono con gli sbirri in ritirata. I caschi dei sequestrati volarono sulle teste dei celerini. C’era da ammetterlo gli occupanti erano tosti. Tipi da stadio, da scontro, pugili o comunque fighters abituati a picchiare ed incassare con disinvoltura a misurare misurarsi con le botte, i discorsi erano per i conigli per gli altri insomma. Nessuno avrebbe mollato un centimetro.

Il tenente degli sbirri che aveva scazzato modi e tempi si attaccò alla radio. I rinforzi arrivarono al volo. Ora gli sbirri erano tre volte il numero degli occupanti e il fatto preoccupante per Ben era che ora procedevano ad una manovra di aggiramento che difficilmente l’avrebbe tenuto fuori. Si guardò intorno. L’unica era rimpiattarsi fino quasi a scomparire e sperare che l’accerchiamento partisse da un punto più basso. Spiegare il perché era lì al momento sbagliato. Non se ne parlava neanche. Ci fu un nuovo appello:

– Non avete scampo. Venite avanti uno a uno.

I ribelli carichi come non mai erano a torso nudo, mostravano  i tatuaggi orgogliosi rispondendo  con diti medi alzati e con il coro ACAB! ACAB! ACAB! – All cops are bastards. Alcuni sapevano che significava.

Ben si tolse la maglietta, arrotolò il parka, sfruttando gli spallacci da lui creati, scese le scale e si unì a loro. Sbirro mai.

La carica partì su tutti i lati. Uno sbirro antisommossa con lo scudo e tutto è quasi inattaccabile, in linea alta lo devi colpire sotto il collo, in linea bassa con calci bassi. Con la tibia che deve andare nel punto sul lato esterno del ginocchio, quello scoperto dalla ginocchiera.

L’impatto fece arretrare di un buon metro i ribelli, le manganellate si abbattevano sulla prima fila, sangue e urla. Non uno spazio libero per piazzare un colpo. Da sotto il ring spuntò una transenna. Impugnando quella si poteva tentare una contro carica. Ora c’era lo spazio per vibrare tremendi low kick. Finalmente qualche sbirro a terra. Ma la situazione rimaneva disperata. Sempre più accalcati, falcidiati dai manganelli ormai i ribelli erano con le spalle al muro. Si doveva rimanere in piedi il più possibile, per non essere calpestati.

Ben resistette finché una manganellata non lo colpì all’orecchio destro, il colpo lo fece ruotare e cadere.  A terra impossibile rimettersi in piedi, non restava che mettere le mani dietro la testa con i gomiti a protezione delle tempie. Nel nuovo silenzio Ben seguiva i piedi di chi ancora eretto e gli occhi di chi era nella sua condizione. Finché non senti esplodergli una manganellata sulla testa, il sapore del sangue che colava, gli occhi che si chiudevano.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: