Le vicende di Ben Cotti – 5: Grand Hotel

2 Ott

L’ufficio del direttore era come tutti gli altri prima visitati, la foto del presidente della Repubblica, il tricolore. Disegni di bambini, in quel caso dovevano essere nipoti. Lui aveva una faccia da minestrone surgelato. Lo squadrò, gli chiese nome e cognome, età, grado d’istruzione ecc. tutte cose che poteva leggere – e leggeva – dal monitor del computer. Poi aggiunse:

– Vedo che ha fatto molti lavori e anche qualche studio, per noi lavorerà in cucina. Contento?

– Sì.

Fece un cenno con la mano destra e lo consegnò nelle mani dei secondini. Era il peggior incarico che potesse avere, i lavoranti della cucina si dovevano svegliare alle sei per preparare la colazione, il tramestio che provocava la loro levataccia faceva svegliare l’intero carcere, che aggiungeva un motivo per odiarli.

Seguì la consueta svestizione, la doccia, la vestizione. Fu dura abbandonare il parka in un cazzo di armadietto. Era tardi quando entrò nella cella con in braccio il corredo. La porta si chiuse, anche quel rumore era “il solito” ma provocò un nuovo lungo brivido nella schiena di Ben. Andò a mettersi in una della brande in alto, di certo non voleva offendere nessuno, fece una palla con il corredo e se la ficcò sotto la testa. L’aria era uno schifo, per non parlare del russare e della grida ogni tanto, nella notte. Era tardi e non aveva mangiato. L’ultimo dei suoi problemi. Dormire quello sì che era un problema.

La sveglia arrivò con il manganello che strisciava sulle sbarre. Ben si alzò prontamente e s’incolonnò insieme agli altri. Le cucine erano al piano terreno. Si marciava in colonna, in silenzio. Gli occhi di Ben scrutavano tutto e tutti con discrezione. La prima impressione data e ricevuta è la più importante. Man mano che si arrivava alla cucina l’odore di cavolo marcio e rigovernatura si faceva più intenso, ma a quello ci si abituava.

Il secondino ordinò 10 minuti per fare colazione, per il resto sentite Franz Franz uscì dalla cucina,pantaloni corti, All Stars ai piedi dalle labbra gli pendeva una sigaretta, scostò la cicca su un lato e disse:

– Ok ragazzi i cornetti sono di là, appena fatti la cioccolata è solo da scaldare.

Prese una boccata di fumo e rivolgendosi al primo della fila proseguì.

– Ale c’è uno nuovo?

– Sì.

– Com’è andata la notte.

– Non ha fatto un fiato.

– Ok spiegagli come vanno le cose, io sono di là formatto il computer di quel cazzone del direttore e poi mi collego, fate i bravi mi raccomando.

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