Strappo 68

2 Ott

non ho proprio niente da fare e sono costretto a restare a casa. forza maggiore. no. una spalla malandata. un tappo come ministro. in casa con me ci sono milena la gattina e merlino il canone. loro se la dormono tutto il giorno. ogni cm di pelle distesa sul pavimento. io invece. poltrona letto. letto poltrona. dopo il 2° giorno vado in botta piena. così mi organizzo.

sveglio di buon ora. giratina in piazza. colazione. giornale. sigaretta. w.c. – è automatico come la pubblicità degli assorbenti “velo” -.

poi passo all’azione. di solito inizio con merlino. labrador color miele viziato come nessuno mai, perfetta la definizione da pieno circolo ricreativo anni ’80 “il che vede vole i che tocca sciupa”. purtroppo per lui ha orecchi morbidissimi e duttilissimi, cosi che glieli tiro in continuazione, mi sa che in casa si sono accorti del mio passatempo, devo aver esagerato con quello di sinistra tanto da allungarlo rispetto all’altro di un paio di cm. devo imparare ad equilibrarmi.

dopo il tiraggio degli orecchi c’è lo schienamento. quello è duro. la spalla mi fa male e mi devo bombardare come un lottatore professionista. poi però lo frego sempre, il trucco sta nel sollevargli le zampe di dietro e schiacciarlo al suolo con il peso. poi. 1-2-3. schienato il pulcioso. premio per entrambi. bombolone per me. razione di croccantini per lui. dopo, riposo assoluto e sguardo al giornale. a baco sul letto sfoglio il quotidiano tenendolo sul pavimento e partendo dall’ultima pagina. niente m’interessa, chi legge il giornale non ha niente da fare. chi non ha niente da fare trova di meglio del giornale.

cmq ora sono riposato, ora posso attaccare con la gattina. il divertimento consiste nell’incoraggiarla nel suo gioco preferito. bere acqua dal lavello di cucina.

acqua aperta. gattina che beve. automatico.- anche qui – ma quanto beve? direte voi non sia sa perché ad un certo punto le prende il singhiozzo e allora devo metterla in un sacchetto per fare l’iperventilazione. dopo per le do una scatoletta. pensate che riesce a mangiarsene una intera mentre la tengo per la coda in sospensione sulla ciotola.

così facendo la mattinata va via ed io posso mangiare. accendo la tele, anche se non dovrei – sono contestatore sapete -. la musichina della signora in giallo e la frase scritta con la macchina da scrivere “murder she wrote” mi sorprendono dopo una decina d’anni.

niente è cambiato. cabote cove, la ridente e tranquilla cittadina dove succedano più omicidi che a caracas è ancora lì, così come il suo sceriffo che a dispetto della sua circonferenza cranica non risolve mai un tubo, se non rivolgendosi alla consulenza esterna della signora in giallo, sarà della partita anche il corpulento medico che passa da prescrivere aspirine ad eseguire complicate operazioni al cervello a stilare, ovviamente referti di autopsie.

l’episodio però non ambientato a cabote cove, ma in una cittadina vicina dove lo sceriffo è un rustico cacciatore di quaglie per nulla incline al ficcanasare della fletccher. nell’episodio abbiamo anche due membri della famiglia cunningham, rispettivamente sottiletta padre e figlia, per fortuna si sono lasciati a casa arthur fonzarelli. la situazione è noiosa tanto che mi addormento. quando mi risveglio tutti è cambiato: ci troviamo a parigi o forse a barletta. c’è un inseguimento in macchina stile “ronin” agenti segreti- kgb, cia, mtv, raisport – pistole, feriti esplosioni con la nostra fletcher che s’intrufola perfettamente fasciata da una un abitino stile opéra .

è tardi devo almeno apparecchiare la tavola e riscaldare il pranzo per gli altri – gli altri della casa che lavorano – scaldare il pranzo per me è fare da mangiare -.

fra piatti e bicchieri seguo ancora distrattamente l’episodio che si concluse con la solita ghignata di gruppo che sa molto di risata isterica psichedelica. nei titoli di coda mi riprendo e capisco l’incongruenza delle scene post pisolino. in ogni puntata ci sono 2 diversi episodi.

forse non tutti sanno che la signora in giallo, al secolo angela lansbury ha recitato nel capolavoro estivo, giusto per ogni tempo “la lunga estate calda” al fianco di orson welles e paul newman, fantastica la battuta finale di welles che si dichiara innamorato della vita grazie ad una famiglia ritrovata e dall’avere accanto una donna di sostanza, dopo la morte delle moglie si era riaccompagnato con la nostra sexi signora in giallo.

domani torno a lavoro la spalla fa meno male e anche se il mouse non aiuta è sempre meglio di lavorare pala e piccone, garantito al limone.

p.s le foto di merlino non sono disponibili, non ci siamo trovati d’accordo sul prezzo.

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