Spoon River. Chi l’avrebbe detto?

5 Ott

La giornata di Spoon River a San Miniato – che poi sarebbe Il cimitero Delle Porte Sante – inizia presto. Infatti, alle 6.15 sono già colazionato e in poltrona per godermi la motoGP. Devo aver fatto casino – l’ho fatto sicuramente – visto che a quell’ora danno la moto2 e io dopo qualche giro mi addormento come un ghiro. Faccio sempre casino con orari e numeri, gli unici che tengo bene a mente sono quelli bassi – i numeri – del conto in banca e quelli alti dei km della mia macchina. Voi sapete cos’è un collettore?  Io no, tranne che periodicamente va sostituito e costa un botto. Per ora può andare – la macchina dice il meccanico – che bello, leggerezza e precarietà. Bello davvero, una figata direi. Chi l’avrebbe detto?

Va a finire che mi sveglio che la motoGP e Valentino sono partiti da un bel pezzo, sono gli ultimi giri e Lorenzo è dietro, mamma mia quanto mi sta sul cazzo Lorenzo. Valentino non molla e lo precede al traguardo. Sembra quasi dirgli da Dottore/Primario:

–          per quest’anno ti ho concesso di andare a giro per il reparto con il codazzo dei dottorini, ma da un altro anno si cambia musica, o meglio si suona la stessa.

Vedremo.

Lorenzo antipatie personali a parte è proprio forte. Io comunque rimango per Valentino tutti i giorni da lunedì a sabato e 2 volte la domenica.

A pranzo mangio, bevo e fumo troppo – devo essere intollerante alle cose buone – poi mi vedo la Viola, non allo stadio o in giro per l’Italia come un tempo ma in poltrona su sky.

Partita di merda e ci sarebbe da dire tanto che è meglio che sto zitto. La partita finisce, mentre ho il terzo travaso di bile e le testa che mi scoppia. È in corso una tempesta che rimbalza dall’osso temporale destro a quello sinistro.

Sono in zona San Miniato diciamo pure sul posto, c’è un botto di gente che entra per andare a vedere Spoon River, ma io sogno una pasticca per il mal di testa grossa come una panforte e il divano di casa mia, quando sento una voce:

–         Massimo

Quasi nessuno mi chiama Massimo tranne LaGiorgi, il babbo e la mamma, stavolta è il babbo. È venuto solo, la mamma ha un po’ di febbre. Il babbo è bellissimo, nel suo vestito della domenica, macche tradizione, la sua è classe. Occhi celesti, felici nonostante tutto, nonostante gli ultimi 9 mesi.

Facciamo un giro nel cimitero. C’è davvero tanta gente, troppa per non contenere una fastidiosa fetta di maleducati che chiacchierano e fanno rumori inutili.

Per capirci qualcosa bisogna essere lesti a prendere le prime posizioni, quando il gruppetto d’ascoltatori lascia la postazione.

Partendo dall’ingresso incontriamo: Enoch Dunlap, Lucius Atherton, Harmon Whitney, Benjamin Pander, Dippold l’0ttico, Hortense Robbin, Aner Clute e Hamblin Carl.

Gli attori sono assediati, e ci vuole una bella dose di professionalità per rimanere concentrati sul pezzo. Non starò a dire chi e più bravo dell’altro, tanto se ci siete stai avrete visto da voi e per il resto c’è Internet. Ovvio che Spoon River è una bellissima opera – anche il nostro amico Ben Cotti concorderà, ma lui era al Verano, rimanete sintonizzati per i particolari.

Cominciamo ad essere stanchi. Ci avviamo alla macchina. Il Babbo l’ha messa più lontano, dietro al parco della Rimembranza. L’accompagno. Nel tragitto parliamo di tante cose e anche di Poesia. Sì proprio di Poesia. Chi l’avrebbe detto?

5 Risposte to “Spoon River. Chi l’avrebbe detto?”

  1. anna maria volpini 5 ottobre , 2010 a 20:16 #

    ciao…ben detto Massimo!!!
    alle porte sante c’ero anch’io!!!però….troppa gente troppo caldo troppe parole…chissà se c’era qualcuno che si rivoltava nella tomba a sentirsi calpestare da così tante scarpe e scarpette!!!!comunque è stato un bello spettacolo …se così si può chiamare una megaarcisuper passeggiata su e giù per un cimitero!!!!!
    comunque tu sei bravissimo…sai fare i racconti su ogni evento!!!
    a presto!!!AMV

  2. karlo810 6 ottobre , 2010 a 10:52 #

    grazie, divento rosso, venerdì mi presento con il burka o con il passamontagna
    ciao
    M.

  3. Caterina 6 ottobre , 2010 a 16:16 #

    Ciao, ho dato un okkio… Domenica c’ero anche io, non potevo perdermi l’evento, Spoon River mi ha acchiappato sempre, mito tra le tante cose lette x scuola. Quei nomi, quelle vite, sanno il fatto loro, e vabbè si sa. Però nel tuo racconto-resoconto rendi proprio bene l’idea che la poesia se acchiappa è segno che funziona anche quando non te lo aspetti, anche ascoltata dopo una partita deludente e con il mal di testa, tra le tombe e davvero troppa gente e confusione intorno… Sarà tutto merito dell’aspirina? Bellina l’immagine del figlio sportivo e del padre elegante che pur arrivati con macchine distinte si incamminano insieme al ritorno, parlando (anche) di poesia… peripatetica e tutt’altro che patetica!
    Cmq visto che non si vive di solo bollito? i versi son buoni anche crudi…
    scherzo, bel sito, BenScritto!
    ciao

  4. novella 10 ottobre , 2010 a 12:32 #

    alla fine ho letto anch’io il resoconto…
    mentre qcn altro proprio oggi tifa valentino io penso ad altra poesia!
    grande massimo (ma come ti chiamano gli altri?)!!

    • karlo810 13 ottobre , 2010 a 09:53 #

      Valentino prima, poi al lavoro sulla narrativa, sembra facile…
      Ho avuto un sacco di soprannomi, troppi per un commento
      Guardo se ci viene fuori un racconto
      Per cognome invece solo in postacci come scuole – alcune – e caserme – tutte –

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