strappo 71

30 Nov

è proprio vero, non su può andare una settimanina in vacanza che subito vieni accusato di non lavorare. ma in fondo che ho fatto? mi sono solo riposato un po’, proprio come quando ero manovale e dopo una giornata che facevo, e portavo, la calcina ai muratori, loro dicevano:

– ragazzo intanto che ti riposi, pulisci la bidoniera.

il pezzo che segue o che seguiranno – nel caso fossero più di uno – li ho messi insieme con l’aiuto della mia compagnia “laGiorgi” e cmq sono dedicati a quella striscia grigiastra e monotona che ti porta però a fare due passi in giro per il mondo.

 

premessa low cost

man mano che scriviamo/pensiamo questo pezzo ci trasformiamo in cronisti e questo ci piace un casino visto che per osservare e raccontare non serve stare a lambiccarci troppo la testa, cercare argomenti a sensazione. basta solo scrivere.

il verbo basta è giusto anche per iniziare questo pezzo, infatti basta proprio poco per sentirsi in vacanza a due come noi abituati a prendere lo stipendio e a versarlo nelle casse del padrone di casa, del padrone dell’energia elettrica e degli altri padroni. basta non vedere il nostro posto di lavoro, le solite facce, i soliti dintorni per tre giorni, rompere il salvadanaio e saltare su un camper avuto in prestito da amici.

 

on the road again

non puoi intralciare la marcia della gente, soprattutto se sei in autostrada e viaggi ad una media di 50/60 kmh in salita, e 90/100  kmh in pianura e molta discesa. altrimenti ti suonano. raccogliamo così una buona decina di stromabazzamenti, per non parlare degli insulti muti. il top lo raggiungiamo appena arrivati in francia. al casello, visto la nostra stazza, dobbiamo evitare l’uscita delle auto, quelle dove bisogna fare canestro con gli spicci nell’enorme cesto. cassa automatica quindi: spicci o carta. provo con i primi, ma li risputa. stavolta è un concerto di stromabazzate. riprovo, ora mangia preghiere e spicci e andiamo. altri clacson ci raggiungano però. allora sbotto:

ma che cazzo avete da suonare? fatelo co’ i culo se vi riesce.

sfoghi a parte dopo la decima ora di guida sbarchiamo al croisette di cannes alle 19.oo. subito ripudiati dirottiamo sul primo campeggio. qui ci accoglie il portiere di notte, ci fa’ strada alla piazzola. ci sistemiamo con le luci e tutto proprio su filo della notte.

cannes non è poi male, c’è pure il mare – per quanto il mare non mi piaccia – il caffè costa di media 1,50 euro, mentre le sigarette circa 1,40 euro più che da noi. i limoni – i citron – 5 euro al kilo, no so quanto costa un limoncello, ma se tanto mi dà tanto una follia. a parte la croisette, che non ho capito cosa sia, la strada che s’infila dal porto in direzione della stazione è carina. i caffè sono pieni di gente che beve di tutto tranne il caffè, eppure sono le 11 o giù di lì. ogni tanto passa una ferrari ma qui nessuno se la incula. che bello. cmq l’aria è positiva, c’è il sole, gente che passeggia e cazzeggia e l’inverno sembra lontano una stagione e mezza. oggi però andiamo a grass.

a grass andiamo in pullman, che qui costa tutto un euro sia che tu faccia una fermata o una gita a grass appunto – che dista una 20ina di km. i biglietti si fanno sul mezzo, direttamente al conducente che guida, fa cassa e dà le informazioni. nessuno sgarra.

a grass scendiamo, avvertiti dal tuttofare, al museo dei profumi. ci avviamo per la strada che va verso il centro e ci fermiamo a mangiare. insalotona gigante per due, acqua. per un totale ragionevole di 16 euro bonjour compresi.

proseguiamo per la strada che sale, mentre il trenino giallo che porta i turisti a zonzo, per un totale di 6 euro, ci passa davanti per la prima volta, poco più avanti prendiamo un buon caffè al prezzo corrente, scendiamo per una scalinata che ha per sfondo una fontana che sfocia nella parte antica della città – antica non vecchia -. portici, tavole apparecchiate, negozi con cianfrusaglie e articoli più seri si mescolano. più avanti troviamo la fragonard maison “provencal cotume & jewellery museum” la mia naturale ritrosia verso musei eccetera viene vinta dalla scritta “gratis”. qui sono vietate la foto, le riprese e le scorregge. all’uscita il pellegrino graziato dal biglietto di entrata non può che scegliere un fragrante ricordo nel negozio dell’omonima maison. entrando qui i divieti cessano del tutto, vale anche per il terzo, perché il cicaleccio e le migliaia di profumi sparsi dai flaconi gratuiti regnano incontrastati. ce la caviamo con delle essenze, ma i prezzi non sono proibitivi.

per scovare la fermata del ritorno ci addentriamo nella parte vecchia della cittadina, che casca a pezzi. la sensazione è: da un momento all’altro. intonaci scrostati, persiane a pezzi, sinistri tralicci della luce rugginosi e pendenti. i francesi dimostrano di gradire ben poco il mio scadente inglese e dopo vari tentativi nella loro lingua becchiamo l’ennesimo bravo conducente del pullman che parla in italiano e ci fa salire, anche se la fermata è sbagliata, conducendoci capolinea. nel frattempo c’informa che domani e dopodomani, ovvero sabato e domenica, sui treni  ter – i nostri regionali per capirsi -in tutta la provenza si viaggia a 5 euro andata e ritorno. certo non avevo bisogno di questo per dir male di trenitalia – che non mi risulta si sia resa promotrice di una iniziativa simile – ma anche se fosse qualcosa per dir male di trenitalia lo troverò più avanti. in fondo se volete sapere se il mio è un preconcetto o esterofilia. andate sul campo e fate i pendolari come me.

il giorno dopo, non andiamo da nessuna parte. tempo incerto e  sana pigrizia vacanziera che ti salva dal trasformarti in una specie di forzato costretto ad ingurgitare: panorami, opere d’arte belle donne – anche bei uomini visto che c’è laGiorgi – previsioni meteo ed estrazioni dell’otto con la stessa faccia da coglione divertito. scendiamo così intorno alle 10 – il campeggio dista 5 km dal centro  –alla buolangerie prendiamo il nostro pezzo dolce e regolarmente ci spostiamo per prendere il caffè, le due cose non vanno quasi mai assieme, il perché non lo so.

è decisamente il miglior caffè francese. la miscela è illy, come tiene a sottolineare il barista e l’avventore seduto sullo sgabello vicino a noi. lui beve birra però, la seconda della mattinata. se c’è una cosa che non manca sono i mercati in francia, ci sono a tutto gli angoli e vendono di tutto, con buona pace di uomini a cui spuntano buste da ogni mano e con la contentezza delle donne che si provano l’ennesimo vestitino, anche se è il decimo della serie, anche se è settembre inoltrato e tra poco andrà in soffitta con l’estate. compriamo però anche generi alimentari, buoni i pomodori della provenza non certo come i nostri “fiorentini”, e l’uva italia. ci spostiamo al supermercato, la tentazione di spingere e caricare carrelli è troppo forte per resistere, ma è anche vero che qualcosa dobbiamo mangiare e bere. lo champagne a 11 euro e 30 la boccia è la svolta della vacanza. bollicine di qualità a un prezzo contenuto.

il resto della giornata facciamo i campeggiatori, ovvero combiniamo poco o nulla, tranne giocare a carte, mangiare e andare in giro con pigiami, short e costumi, roba che se lo fai in albergo ti guardano strano come se avessi tre gambe. i nostri vicini di casa – con le ruote – sono tutti francesi e tedeschi. quindi le nostre chiacchiere si limitano a bonjour o bonsoir. solo una notte un po’ insonne – in realtà sono appena le 23.00 – vengo attirato nel camper del francese vicino al bagno, quello del tizio che da mattina a sera ha un bicchiere in mano e un bottiglia di ricard a portata di mano. poso il rotolo di carta igienica e torno con la bottiglia di champagne economica. nonostante sia abbastanza in forma con il bere non gli tengo testa per niente. la partita finirà due bocce di ricard a una di champagne, e pensare che il ricard puro non va giù neanche con le cannonate. complimenti. lui mi racconta, in un francese impastato da alcol e italiano, la sua storia. la moglie l’ha lasciato perché beveva troppo, ormai non c’è più, sta con un salumiere di tolosa, ma forse ha lasciato anche lui perché assumeva troppi grassi. comunque storia finita.

la sera guardiamo il film “irina palm”. un film che parla di una tizia che fa le seghe agli uomini. parole sue, guardate il film, se non l’avete fatto. ed io che ho sempre considerato le seghe una potenza astratta, ora so che sono anche una potenza concreta. soprattutto se sono nella mani di una donna che ha uno scopo nobile e che strada facendo ne trova un altro.

ci addormentiamo con le rispettive letture “la grande arte” di fonseca per laGiorgi.

e “un ragazzo” di nick hornby e “viaggio al termine della Notte” di Celine per me, ma di questo, e del resto, vi parlerò strada facendo.

 

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