Buon Natale Frank

31 Dic

È sempre di questo periodo che esco con il Frank:

–         vero Frank?

–         vero

ma vero che ho risposto io, perché lui, il Frank, mica le capisce ste cose. Nessuno sa cosa esattamente capisce, boh. Mica è sempre stato così. Non che fosse un genio, ma da ragazzi era uno del gruppo. Non sempre.

Quella volta non c’era, eravamo tutti intrippati dentro a un bosco, il Noce era sparito, e hai voglia a chiamarlo, a piedi aveva fatto 15 kilometri, come avrebbero confermato quei ragazzi che l’avevano visto al Nautilus:

– o Noce che ci fai qui? un’eravate tutti a Poggio Salato

– sì, abbiamo fatto un trip, ma a me mica m’ha dato

e continuò per la sua strada

Il Picchio invece infilò nel burrone e sparì anche lui, tre costole rotte. Carlo ed io rimanemmo soli con i nostri mostri, alla fine si riuscì ad accendere un fuoco per vedere qualcosa e sentire di tutto. Cercavamo di parlare per farcela passare meglio, e visto che il campionato era fermo non rimaneva che parlare di droga. Carlo era in vena quella sera, sembrava che a parlare non fosse lui, o meglio che non fosse la sua bocca. E io mi ci perdevo dentro a quel cavo orale, a poco a poco fino ad arrivare dritto al punto dove le parole nascevano.

ma mica ricordo tutto, per fortuna, ma questo lo disse di sicuro:

–         se eravamo nati 10 anni prima a quest’ora eravamo tutti alla baia degli angeli o da qualche altra parte a farci le pere.

 

Poi rimase in silenzio, pregavo perché non parlasse più e invece non successe.

 

–         ti ricordi quella sera al bar, quando dissi – rivolgendomi al Frank –  potessi stare un giorno nella tua testa?

–         sì

–         ecco, sta succedendo

–         e com’è?

–         un incubo

Rimanemmo tutta la notte zitti, per fortuna, e abbracciati.La luce dell’alba ci colpì come un laser, tanto che dovemmo coprirci alla meglio con le mani.

 

Con il Frank andiamo sempre in centro, lo spirito del natale per lui è sempre nuovo e perciò magico. Luminarie, babbi natale, caldearrosto, tutto nuovo, tutto buono. Tutto, perfino le commesse delle griffe famose, quelli che vai lì al sabato mattina a spendere soldi che sanno di sudore e polvere e loro prendano quei soldi per gli angoli, con il pollice e l’indice e la bocca schifata come fossero cartacce.

Lo convinco ad uscire dal pigia pigia a fatica, fra la gente che sclera per i regali e per il pranzo di natale, e come tutti gli anni gli compro una cappello e lui mi compra i guanti, perché lui ha sempre freddo alla testa, e io alle mani.

A casa ho 5 paia di guanti, e altri ne ho persi, mai un regalo più inutile è stato così gradito.

 

Stiamo arrivati, ho già suonato, lui mi dice:

–         saluta la Claudia

la mia prima ragazzina, che non vedo da 15 anni. Io l’ abbraccio.

L’inserviente viene e se lo porta via, se ne va in silenzio, poi si gira e mi saluta con la mano aggiungendo:

–   a domani

 

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