strappo 72

17 Gen

trenitalia di nome e,  si scusa per il ritardo di cognome. come quei nomi che si accompagnano bene con i cognomi, tanto da essere pronunciati sempre uno dopo l’altro. altrimenti ti senti in difetto – non  mi viene in mente nulla,  e a voi?

comunque ora non c’entra nulla trenitalia – per ora – perché ho sbagliato orario e devo aspettare il treno dopo.

è una giornata freddissima, ho il cappuccio delle felpa in capo e vado a rifugiarmi in un bar prima d’ibernarmi. è il momento degli aperitivi, io prendo un tè ,- pensate come sono messo – al bancone ci sono delle ragazze che bevono i loro drink e spiluccano stuzzichini vegetali, fuori ragazzi giovani pigiano le tastiere dei loro i phone.

accanto a me si siede un muratore, dal colore il suo drink mi sembra un americano. Indossa ancora i panni da lavoro, in baracca c’era troppo freddo per cambiarsi. probabilmente.

le sue mani non sono completamente pulite. acqua fredda e mancanza di sapone. probabilmente.

sulle ginocchia dei pantaloni ha due grosse aloni, le punte delle sue scarpe non antinfortunistiche sono consumate. ha intonacato tutto il giorno. sicuramente

dopo aver finito la prima mandata di stuzzichini ipercalorici si alza e si rifà sotto per un altro giro. alla fine saranno 4. in giri intendo.
è la mia ora, mi alzo e vado a pagare. anche lui si alza per la stessa cosa.
sono fuori, lo vedo uscire, sulle spalle ha uno di quegli zaini degli anni passati, ci sono ancora le scritte che giurano eterno amore a qualcuno che, chissà .
il treno è in orario – finisce che devo ripensare alla battuta d’inizio dello srappo.

è la mia fermata, mi preparo,  il treno ferma e si sente il rumorino che avverte:ora si può aprire la porta. l’apriporta non va però.  non c’è traccia dell’avviso giallo:”porta bloccata”. riprovo 3 volte ogni volta con più energia. l’ultima coadiuvato da una signora.
niente da fare.
tentiamo di raggiungere l’altra porta verso la testa del treno, ma il treno riparte.  scendiamo alla prossima fermata.  siamo in tre ad aver subito il disservizio: io, la signora e una ragazza. loro se ne vanno, io segnalo il guasto alla signorina di trenitalia che si scusa – garbatamente, bisogna dirlo.

casa mia dista almeno 5 km, la temperatura è vicino allo 0. neanche sto a guardare se c’è un treno che mi riporta indietro, a quell’ora e a quelle stazioni sembra improbabile. qualcuno c’è a casa, mi faccio venire a prendere. prendo il telefono, ma lui mi muore nella mano destra. batteria scarichissima. mi avvio in paese, magari scrocco una telefonata, comunque c’è un bar nella piazzetta. il bar è chiuso. riconosco la signora di prima, le chiedo se posso approfittare del suo telefono, lei risponde che suo marito la verrà a prendere.

dopo qualche minuto arriva la macchina, nel breve tratto di strada parliamo di treni, ritardi e disservizi e anche comodità. il marito dice di essere incappato anche lui in questo spiacevole inconveniente e suggerisce di viaggiare nella carrozza di testa così da segnalare all’istante il problema al personale di servizio.
se ne impara sempre una, mi viene in mente l’aforisma del vecchio Buk “la gente è il più grande spettacolo del mondo, e non si paga neanche il biglietto”. noi comunque abbiamo l’abbonamento.

e comunque l’eroe di questo strappo resta il muratore.

prosit.

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